La stanza degli ospiti di Controra
Andrea Marazzi🛏
Accomodati nella dépendance di Controra. Te l’hanno inoltrata? Puoi iscriverti qui.
In questo spazio troverai racconti di vite che hanno cambiato direzione, di idee e piani che, a un certo punto, hanno preso una forma diversa. Qui si rifugge la retorica del se vuoi puoi, perché la vita è questione di scelte ma anche di svolte fortunate. Vuoi raccontarmi la tua storia? Scrivimi!
“Voglio restare sul tuo corpo come un tatuaggio/
Che è per farti coraggio e proseguire il viaggio.”Ornella Vanoni, Tatuaggio1
Ciao, buona domenica. E ciao Ornella, tu resterai per sempre.
Come è noto, io ame le storie: quelle scritte nei libri, quelle mostrate sugli schermi e quelle disegnate. Oggi è con noi Andrea Marazzi, che le storie le disegna sulla pelle. Se vuoi conoscerlo meglio, c’è il suo sito e il suo profilo Instragram. Che ti piacciano i tatuaggi o meno, sono certa che osservare come lavora Andrea e la ricchezza dei segni con cui trasferisce sulla pelle un percorso e un racconto unici, sarà stimolante e arricchente. Come le parole che stai per leggere.
Ciao Andrea, accomodati e raccontaci la tua storia.
Ciao Stefania, che meraviglia essere qui con te nel tuo spazio.
Mi chiamo Andrea Marazzi, sono nato a Parma, cresciuto tra le colline e “la bassa”, con la nebbia densa e quegli autunni surreali con tutti i loro colori.
Nei primi 45 anni il mio percorso è stato chiaro e lineare: laurea di architettura a Milano, esperienze in vari studi di progettazione fino a lavorare negli studi di Massimiliano Fuksas e Renzo Piano. Gavetta lunga e bellissima.
Poi è arrivato il momento di aprire uno studio a Roma insieme ad amici incontrati lungo il percorso. Progetti, clienti, cantieri e tanto entusiasmo. Tutto sembrava funzionare a gonfie vele.
Poi arriva una frattura. Di quelle che non puoi ignorare.
Che è stata il tuo momento di “svolta” e cambio direzione...cos’è successo?
Negli anni dello studio di architettura le difficoltà aumentano, il gruppo si disgrega e lo studio si scioglie. La crisi non è solo lavorativa, è soprattutto esistenziale.
A 45 anni non mi riconosco più nell’architettura. Sento rigetto, rabbia e molta stanchezza. Ho bisogno di un taglio netto, di andare il più lontano possibile da quel mondo. E come spesso accade nei film, quando non sai dove andare, arriva un mentore, anzi un coach.
Antonella, la mia compagna di allora, mi propone una soluzione assurda:
“Tu devi fare il tatuatore.” Io reagisco come tutti quelli che hanno pregiudizi su questo argomento: rifiuto, sorrido, cambio discorso. Non mi piacevano assolutamente i tatuaggi. Cerco altre soluzioni ma non trovo nulla di buono e mi ritrovo, sei mesi dopo, a confrontarmi nuovamente con Antonella, che chiaramente non ha cambiato minimamente idea.
E un giorno mi racconta la storia di Varenne, il cavallo leggendario.
Mi dice: “Lo sai che da giovane era stato quasi scartato? Considerato ingestibile, fuori standard. Ma poi, trovato l’allenatore giusto e la pista giusta… è diventato imbattibile.”
Io con Varenne non ho in comune il talento straordinario, ma forse qualche caratteristica sì. Una volta capito il messaggio, una volta trovata la mia pista, anch’io avrei potuto dare il massimo (e questo credo che valga per tutti noi).
Comincio a tatuare, ma in parallelo continuo a fare l’architetto. Vivo un conflitto quotidiano. Ogni giorno penso: sto solo facendo una pausa in cerca di qualcosa di serio? O sto veramente costruendo qualcosa? Ci sono voluti tre anni per capire che il tatuaggio poteva davvero essere la mia strada. Tre anni di dubbi, di attrito interiore, di identità divise a metà. Ma alla fine ho capito una cosa: il freno più grande non è là fuori ma è proprio dentro di noi. Siamo noi che freniamo tutto con le nostre convinzioni e le storie che ci raccontiamo per restare dove siamo (si lo so, lo abbiamo sentito un milione di volte, ma caspita quanto è vero!).
Da quel momento ho cominciato a seguire il flusso. Ho smesso di “fare anche il tatuatore” e ho deciso di esserlo, di dedicare tutto il mio tempo a questa nuova avventura.
E oggi posso dire che è stata una delle scelte più incredibili e trasformative della mia vita. Ho capito che non ero un architetto prestato al tatuaggio ma un artista prestato all’architettura. Quest’anno sono 11 anni da quando ho intrapreso questa strada e ogni giorno il mio entusiasmo cresce.
A questo punto della Stanza, c’è sempre la domanda “C’è qualcuno che vorresti ringraziare o non ringraziare?” ma da tempo volevo cambiarla perché faceva troppo Miss Qualcosa. Poi, giorni fa, ho letto un’intervista in cui si parlava del fiume come metafora dei nostri percorsi, e quindi con te inauguro oggi un modo diverso di porla. Immagina il tuo percorso come quello di una barchetta su un fiume, questo percorso si snoda tra rocce da evitare e correnti fortunate da cui farsi trascinare. Chi è stato/a per te corrente e chi è stato/a roccia?
Ovviamente la mia corrente fortunata è stata Antonella. Per la lucidità, la determinazione e la visione. Ha saputo vedere in me ciò che io stesso non riuscivo a vedere. E anche tutte le persone che mi sono state vicine nonostante i loro pregiudizi.
Ma voglio ringraziare anche le rocce, chi mi ha detto che stavo sbagliando, chi mi ha remato contro. Chi mi ha fatto sentire fuori posto. Chi non ha capito. Sono stati la leva per costruire una libertà più solida, più indipendente e più mia.
C’è qualcuno che ti ispira o a cui pensi quando l’umore ha bisogno di una spintarella?
Nel lavoro penso a chi mi affida la propria pelle e la propria storia.
Quella fiducia piena che le persone mi danno ogni giorno è la mia vera linfa, mi riportano alla mia grande responsabilità e al privilegio che ho portando alla luce le loro emozioni.
Nella vita privata, dipende. A volte mi basta guardare dove sono arrivato e ricordarmi da dove sono partito. A volte parlare con le persone che mi circondano. A volte è una canzone, una birra o una semplice colazione al parco… A volte è il silenzio.
Parlaci di un oggetto o un luogo o una canzone o una foto, insomma di qualsiasi cosa che simboleggi la tua storia.
Il mio primo tatuaggio. Una scritta semplice: “Il cammino è la meta.” Me la sono fatta da solo, senza troppe riflessioni. È un motto del cammino di Santiago. Solo anni dopo ho compreso profondamente che quella frase era una sintesi perfetta del mio passaggio. Rappresenta l’accettazione di un nuovo percorso. Non il bisogno di raggiungere una meta, ma la scelta di percorrere la strada vivendosela a pieno.
Che consiglio daresti per chi si trovasse in una situazione simile a quella che hai vissuto tu, o che daresti al “te” del passato?
Non mi piace dare consigli da guru o robe simili…diciamo che è quello che direi al “me stesso” di 11 anni fa:
Apri la testa e sfida i tuoi bias cognitivi.
Rompi le etichette con cui ti definisci da anni. Tu non sei la tua professione o i tuoi studi.
Non esiste il genio, non esiste il talento. Esistono la dedizione, il fare quotidiano, il coraggio di rimanere nel processo anche quando sembra inutile.
Esci dal tuo angolo. Fatti contaminare. Cambia aria, cambia persone, cambia le parole che usi per la tua narrazione. E soprattutto: stai dove succedono le cose (questo è uno degli insegnamenti base di Antonella).
Ti ringrazio davvero moltissimo di aver condiviso con noi la tua storia e ti chiedo di salutarci consigliandoci l’ultima cosa che ti ha veramente colpito.
Due cose che mi hanno lasciato il segno.
Il film “I sogni segreti di Walter Mitty”, che parla della necessità di uscire dalla zona sterile in cui spesso ci rifugiamo. E che ti ricorda, in modo delicato e potente, che non succede niente finché non ti muovi.
E poi il libro L’atto creativo di Rick Rubin. Una rivelazione.
Un libro che mi ha illuminato sulla creatività come processo e sull’essere artista. Liberare chi siamo e staccarsi finalmente dai giudizi.
Nel bellissimo trailer del film citato da Andrea si dice: “Ci sono cose che non ti sembrano collegate, alla fine le colleghi e tutto ha un senso”. È la stessa cosa che capitata a me quando ho deciso di scrivere Controra e poi di aprire questo spazio dedicato alle storie di cambiamento: tante idee che mi giravano intorno e ronzavano nella mente da anni, si sono improvvisamente incastrate e mi hanno portata qui oggi, a poter condividere con te racconti come quello di Andrea, che ci fanno scattare un “clic” nella testa e sentirci grate per le persone che incrociamo mentre scivoliamo sul fiume, tra rocce e correnti.
Ho ancora qualcosa da dirti, prima di salutarci. La prossima Stanza degli ospiti uscirà a gennaio, e poi ogni due mesi. Scrivere per me è, purtroppo, un secondo lavoro non retribuito e il tempo è sempre più tiranno. Arriverà il giorno in cui potrò licenziarmi e ritirarmi a vita privata, circondata da cose da leggere, blocchi per appunti e bozze di Controra, ma quel giorno non è oggi, ahimè.
Grazie di avere letto fino a qui. Vuoi venire a raccontare la tua storia o suggerirmene una davvero imperdibile? Scrivimi!
A presto, 🌸
I perché e i percome di Controra li trovi qui (compresa la mia posizione sull’uso dei generi nella scrittura).
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E se vuoi scrivermi io rispondo sempre, con tanta contentezza.
Le illustrazioni che rendono Controra molto bella sono di Alice Fadda ✏
qui, una versione da pelle d’oca.









grazie
Vuoi raccontarmi la tua storia? Scrivimi! Io ti scriverei anche ma il link non funziona. Michele Bonelli Tomidicarta.com